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Aumento del consumo alimentare nei discount

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L’aumento dei prezzi e il clima di incertezza economica hanno portato il consumatore a disporre di un più limitato budget di spesa.

Ciò comporta una ricerca di prodotti a basso costo, eventualmente a scapito della qualità, in supermercati e discount, e spinge ad approfittare di offerte e promozioni[1].

In generale, si impone un modello di spesa ragionato, ovvero basato sul confronto dei prezzi tra diversi prodotti, ma soprattutto tra diversi punti vendita, privilegiando gli importi più bassi o maggiormente convenienti.

Da un lato, infatti, il mercato dei discount ha registrato un vero e proprio boom delle vendite negli ultimi anni; la collocazione “spartana” dei prodotti e l’annullamento di costi pubblicitari e connessi al marchio permette di risparmiare fino a 50 euro sulla spesa settimanale ad una famiglia media[2].

Dall’altro non mancano forme di vendita nuove che potrebbero essere definite alternative, come i farmers market, un fenomeno ben noto in altri Paesi europei, quali Francia e Germania, dove è possibile comprare prodotti alimentari locali direttamente dagli imprenditori agricoli, ai quali le amministrazioni destinano spazi di vendita adeguati. Questa tipologia di mercato, che rientra in Italia nelle tipologie della vendita diretta, risulta conveniente sia per il consumatore – “sette italiani su dieci che hanno fatto acquisti direttamente dagli imprenditori agricoli giudicano conveniente l’acquisto nell’87% dei casi”[3] – , ma anche per il produttore che ha la possibilità di vendere senza intermediazioni dalle quali, nella maggior parte dei casi, è penalizzato. È importante sottolineare, inoltre, come queste forme di vendita (discount o alternative) coinvolgano consumatori di diverse estrazioni sociali.

La necessità di far rientrare la spesa in un budget ridotto e prestabilito ha causato dapprima un ridimensionamento dei bisogni mediante l’auto-imposizione di alcune limitazioni, ed in seguito un vero e proprio dover ridisegnare un bisogno primario, qual è quello legato all’alimentazione, con tutte le implicazioni a ciò collegate.

[1] AC Nielsen, 2005.

[2] Codacons, 2005.

[3] Coldiretti, 2005

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