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Giurisprudenza: Foro del consumatore

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La possibilità per un consumatore di convenire in giudizio un commerciante straniero dinanzi ai giudici nazionali non richiede che il contratto sia concluso a distanza. Pertanto, il fatto che il consumatore si sia recato nello Stato membro del commerciante per sottoscrivere il contratto non esclude la competenza dei giudici dello Stato membro del consumatore. Il consumatore può convenire dinanzi ai giudici nazionali il commerciante qualora due condizioni risultino soddisfatte: occorre, in primo luogo, che il commerciante eserciti la propria attività commerciale o professionale nello Stato membro di residenza del consumatore ovvero che, con qualsiasi mezzo (ad esempio attraverso l’utilizzo di Internet), egli diriga le sue attività verso tale Stato membro ed, in secondo luogo, che il contratto oggetto della controversia rientri nell’ambito di tale attività.Corte di Giustizia U.E., Sez. IV, causa C – 190/11, 6 settembre 2012[1]

Commento

In questa sentenza la Corte di Strasburgo si occupa della “competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale”, cioè del c.d. “foro del consumatore”; prima di analizzarla, sembra utile fornire qualche indicazione.

A chi ci si deve rivolgere se si acquista all’estero un bene di consumo ed il venditore si rifiuta di fornire la prevista garanzia? In altri termini, se si vuole citare in giudizio il venditore di un altro Paese Comunitario, al giudice di quale Paese ci si deve rivolgere? Cioè bisogna rivolgersi a quello del nostro luogo di residenza oppure a quello della sede del venditore? E, in ogni caso, quale legge si applica al nostro contratto?

Nella sentenza qui commentata – relativa alla causa Mühlleitner c. Yusufi (C-190/11) – la Corte di Giustizia, pronunciandosi in via pregiudiziale sull’interpretazione del regolamento CE n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, ha stabilito che il consumatore può citare in giudizio un commerciante straniero dinanzi ai tribunali del suo Paese di residenza anche se il contratto oggetto della controversia non è stato concluso a distanza, quindi anche nel caso in cui il consumatore si sia recato nello Stato membro del commerciante per sottoscrivere il contratto.

Per una migliore comprensione, è bene riassumere i fatti. La signora Mühlleitner, residente in Austria, aveva deciso di acquistare un’auto di marca tedesca; dopo aver effettuato una ricerca su internet, attraverso una piattaforma di ricerca, aveva visitato il sito della Autohaus Yusufi, un’impresa di vendita al dettaglio di autovetture con sede in Germania. La signora, dopo aver contattato telefonicamente ed attraverso messaggi di posta elettronica l’impresa, si era recata personalmente in Germania per acquistare il veicolo. Tornata in Austria, si era però accorta di alcuni vizi sostanziali dell’autovettura e ne aveva richiesto la riparazione ai venditori, i quali però rifiutavano.

La signora, quindi, in qualità di “consumatrice”, presentava una domanda di risoluzione del contratto davanti al giudice austriaco in quanto, in base all’art. 15, paragrafo 1, lett. c), del regolamento (CE) n. 44/2001, il foro competente è quello del consumatore “qualora il contratto sia stato concluso con una persona le cui attività commerciali o professionali si svolgono nello Stato membro in cui è domiciliato il consumatore o sono dirette, con qualsiasi mezzo, verso tale Stato membro o verso una pluralità di Stati che comprende tale Stato membro, purché il contratto rientri nell’ambito di dette attività”.

Il giudice austriaco, pur non contestando lo status di “consumatrice” della signora, si dichiarava però incompetente; tale decisione veniva confermata dalla Corte di Appello austriaca che affermava che un sito internet meramente “passivo”, quale quello della Autohaus Yusufi, non fosse sufficiente per ritenere che un’attività fosse diretta verso lo Stato del consumatore e, conseguentemente, che il contratto non era stato concluso a distanza.

La signora appellava tale sentenza alla Corte Suprema austriaca, ritenendo che il venditore avesse diretto la sua attività commerciale anche verso l’Austria; tale Corte, pur confermando la nozione di “attività diretta verso lo stato in cui è domiciliato il consumatore”[2], sottoponeva alla Corte di Giustizia Europea una questione pregiudiziale: se l’applicazione dell’art. 15, par. 1, lett. c) del sopra citato regolamento CE presupponeva o meno che il contratto fosse stato concluso a distanza.

Ciò in quanto l’art. 6, par. 1, del “Regolamento di Roma I”, sancisce che, fatti salvi gli artt. 5 e 7, il contratto concluso tra un consumatore ed un professionista è disciplinato dalla legge del Paese nel quale il consumatore ha la residenza abituale, a condizione che si verifichino, in via alternativa, almeno uno dei due presupposti, e precisamente: a) che il professionista ”svolga le sue attività commerciali o professionali nel Paese in cui il consumatore ha la residenza abituale”; b) il medesimo ”diriga tali attività, con qualsiasi mezzo, verso tale paese o vari paesi tra cui quest’ultimo”.

Orbene, nè il “Regolamento di Roma I” né il “Regolamento di Bruxelles I”, al fine di individuare la legge applicabile o la giurisdizione, dicono che il contratto debba essere concluso a distanza. Ne deriva, quindi, che l’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale – secondo la Corte di Giustizia – deve essere interpretato nel senso che non richiede che il contratto tra il consumatore ed il professionista sia stato concluso a distanza.

In buona sostanza per la Corte di Giustizia, all’occorrenza di uno dei due presupposti in questione – vale a dire, che il commerciante eserciti la propria attività commerciale o professionale nello Stato membro di residenza del consumatore ovvero che, con qualsiasi mezzo (ad esempio attraverso l’utilizzo di Internet), egli diriga le sue attività verso tale Stato membro o che il contratto oggetto della controversia rientri nell’ambito di tale attività – il consumatore potrà opzionare la giurisdizione del luogo della propria residenza.

In conclusione da questa sentenza, in caso di contratti conclusi in un Paese comunitario diverso da quello di residenza del consumatore, si possono trarre le seguenti conclusioni:

Foro competente: il regolamento comunitario (CE) n. 44/2001 (c.d. “Regolamento di Bruxelles 1”) ha previsto un principio fondamentale: il consumatore ha il diritto di scegliere dove citare il professionista/venditore che ha sede in un altro Paese della Comunità Europea; in pratica, l’azione del consumatore può essere proposta:

  • davanti ai giudici dello Stato membro nel cui territorio è domiciliato il commerciante;
  • davanti ai giudici del luogo in cui è domiciliato il consumatore (c.d. “foro del consumatore”).

Legge applicabile: non vi sono norme emanate dagli organi della Comunità Europea che disciplinano questa materia; la disciplina applicabile è quella contenuta nella Convenzione di Roma del 1980 (c.d. “Regolamento di Roma I”).

Questa Convenzione si occupa (anche) dei contratti conclusi dai consumatori, prevedendo che tali contratti siano regolati dalla legge del Paese in cui il consumatore ha la sua residenza abituale, tranne quando le parti decidano diversamente; in ogni caso il consumatore deve essere “protetto”.


[1] Tratta da Rivista Giuridica on-line “Nuove Frontiere Diritto” disponibile sul sito www.nuovefrontierediritto.it

[2] “Al fine di stabilire se l’attività di un commerciante, presentata sul suo sito internet o su quello di un intermediario, possa essere considerata “diretta” verso lo Stato membro sul territorio del quale il consumatore è domiciliato, ai sensi dell’art. 15, n. 1, lett. c), del regolamento n. 44/2001, occorre verificare se, prima dell’eventuale conclusione di un contratto con il consumatore, risulti da tali siti Internet e dall’attività complessiva del commerciante che quest’ultimo intendeva commerciare con consumatori domiciliati in uno o più Stati membri, tra i quali quello di domicilio del consumatore stesso, nel senso che era disposto a concludere contratti con il medesimo”.

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