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Giurisprudenza – Clausole vessatorie

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Il sistema di tutela del consumatore in materia di clausole vessatorie istituito dalla direttiva 93/13/CEE – il cui recepimento è attualmente contenuto negli articoli 33 e seguenti del Codice del Consumo – è fondato sul presupposto che “il consumatore si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda, sia il potere nelle trattative che il livello di informazione, situazione questa che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte senza poter incidere sul contenuto delle stesse” .
Il principio di chiarezza, trasparenza e comprensibilità delle clausole contrattuali non concerne soltanto il piano formale e grammaticale, ma deve essere inteso in senso estensivo in modo che il consumatore possa valutare, sulla base di criteri precisi ed intelligibili, anche le conseguenze economiche che gli derivano dall’adesione al contratto.
  Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – provvedimento n. 25052 del 1° agosto 2014

Commento

Con provvedimento n. 25052 del 1° agosto 2014, l’Antitrust si è pronunciata sul caso “Obiettivo Risarcimento” (d’ora in poi OR). Innanzitutto è bene informare che OR è una società che offre un’attività di assistenza, giudiziale e stragiudiziale, a consumatori che ritengano di aver subito danni da “malasanità”. L’attività attiene alla “gestione dei danni alla persona” nei confronti di tutti i soggetti potenzialmente coinvolti (ad esempio, medici, cliniche, ASL e strutture ospedaliere).

Per l’attività di assistenza offerta a favore di consumatori che ritengano di aver subito danni da “malasanità”, la OR ha utilizzato un modulo contrattuale con cui il cliente-consumatore attribuisce un incarico.

Tuttavia, tale modulo contrattuale riportava delle criticità e precisamente:

  1. clausole relative all’individuazione del corrispettivo in caso di esito positivo dell’attività svolta da OR non redatte in modo chiaro e comprensibile, come:

    OBBLIGAZIONI TRA LE PARTI

      1. In caso di esito positivo (risarcimento ottenuto):
        Il mandante si impegna a corrispondere alla società mandataria, al compimento dell’incarico, il compenso pattuito pari al 30% (trenta per cento) + IVA, calcolato sulle somme complessive ottenute.

        • Il mandante si impegna a rimborsare i costi e le spese per Suo conto anticipate dalla società mandataria per lo svolgimento dell’incarico, oltre a quanto riconosciuto dalla controparte soccombente a titolo di onorari di patrocinio al legale nominato.
      2. In caso negativo (negazione di risarcimento):
        • Tutte le spese sostenute per lo svolgimento dell’incarico (compresi gli onorari dei professionisti incaricati e le eventuali spese di soccombenza in sede giudiziale) rimarranno a carico della società mandataria.
        • La società mandataria si impegna a non richiedere nulla al mandante a titolo di competenze per le attività comunque svolte e per le consulenze prestate”.
  2. clausole in tema di revoca del mandato e di violazione dell’esclusiva volte a imporre penali di importo eccessivamente oneroso, limitando i diritti e le azioni del consumatore nell’ipotesi di inadempimento del professionista:

    REVOCA
    In caso di revoca, il mandante dovrà corrispondere alla società mandataria tutte le spese sostenute e/o anticipate, oltre agli interessi legali venuti a maturare dal giorno in cui sono state fatte, nonché una somma fino al 30% del compenso descritto al punto B), calcolato sulla base della richiesta di risarcimento formulata o comunque, in rapporto e proporzione all’attività prestata. In ogni caso il mandante dovrà corrispondere alla società mandataria la somma pari a € 400+IVA per l’attività di disamina e fascicolazione pratica
    ”.

    IMPEGNI DEL MANDANTE
    Il mandante si impegna ed obbliga a versare alla società mandataria l’intero compenso (così come descritto al punto B), sia nel caso in cui provveda a revocare il presente incarico dopo la formulazione, da parte della compagnia assicurativa e/o del responsabile, di offerte risarcitorie, sia nel caso in cui provveda in proprio alla definizione del risarcimento
    ”.

  3. clausole volte ad individuare un foro competente diverso da quello di residenza o di domicilio elettivo del consumatore:

    FORO COMPETENTE
    Per ogni controversia in ordine all’esecuzione ed agli obblighi scaturenti dal presente contratto è competente il Foro di Treviso
    ”.

Preliminarmente, si evidenzia che in materia di clausole vessatorie, l’Autorità può consultare le autorità di regolazione e/o di vigilanza dei settori in cui i professionisti interessati operano, nonché il sistema camerale.

Orbene, nei contributi pervenuti nel corso della richiesta consultazione, nel rilevare la vessatorietà delle clausole, veniva concordemente evidenziata l’estrema genericità del contenuto del modulo contrattuale in esame.

In particolare, l’ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) osservava che l’ammontare del corrispettivo richiesto in caso di adempimento dell’incarico era eccessivo, tanto per la percentuale richiesta – pari già da sola a circa un terzo della somma percepita – quanto per le spese richieste da OR e gli onorari per il patrocinio legale.

ANIA riteneva altresì vessatoria la clausola relativa alla revoca dell’incarico da parte del cliente in quanto eccessiva e ingiustificata per la misura del rimborso delle spese sostenute dal mandatario e per la modalità di definizione del compenso, parametrato su fattori che non venivano determinati preventivamente. In particolare, l’entità della penale non veniva ricondotta al complesso dell’attività prestata dal professionista fino al momento della revoca, non potendo ritenersi sufficiente la semplice presentazione della richiesta di risarcimento.

Riteneva, altresì, vessatoria la clausola sull’esclusività del mandato, in quanto comportava una restrizione alla libertà contrattuale del consumatore, e sull’individuazione del foro competente nelle controversie fra OR e il cliente.

L’Associazione Altroconsumo rilevava la vessatorietà delle clausole oggetto di contestazione in sede di avvio del procedimento, evidenziando che lo squilibrio risiedeva, tra l’altro, nella mancata indicazione degli obblighi che discendevano dal contratto. Nel predetto contributo, era rilevato che il modulo contrattuale in esame esponeva il mandante ad affrontare costi imprevedibili: egli, infatti, al momento della stipula del contratto non era adeguatamente reso edotto del grado di complessità della questione, dell’importo richiesto e dei costi da sostenere.

Per quanto riguarda la clausola avente ad oggetto la revoca, le condizioni previste rendevano la stessa onerosa, tenuto conto che quanto richiesto come penale rappresentava il corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute e delle quali non era dato conoscere né la sussistenza né l’ammontare. Altroconsumo, infine, sottolineava che la clausola in tema di impegni del mandante limitava la libertà contrattuale del mandante nel caso in cui volesse giungere a un accordo attraverso altre soluzioni.

Anche l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ed il Codacons presentavano analoghe considerazioni a quelle sviluppate da ANIA e Altroconsumo.

L’Antirust ha, preliminarmente, osservato che – come ribadito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea – il sistema di tutela del consumatore in materia di clausole vessatorie istituito dalla direttiva 93/13/CEE – il cui recepimento è attualmente contenuto negli articoli 33 e seguenti del Codice del Consumo – è fondato sul presupposto che “il consumatore si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda, sia il potere nelle trattative che il livello di informazione, situazione questa che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte senza poter incidere sul contenuto delle stesse” (Corte di Giustizia IV sezione del 30 aprile 2014, causa C-26/13).

In considerazione di ciò, la Corte di Giustizia ha recentemente ribadito che il principio di chiarezza, trasparenza e comprensibilità delle clausole contrattuali non concerne soltanto il piano formale e grammaticale ma deve essere inteso in senso estensivo in modo che il consumatore possa valutare, sulla base di criteri precisi ed intelligibili, anche le conseguenze economiche che gli derivano dall’adesione al contratto 1.

Ciò posto, le clausole oggetto di istruttoria contenute nel modulo contrattuale di OR per l’incarico di mandato presentavano diverse criticità sul piano della vessatorietà ai sensi degli articoli 33-37 bis del Codice del Consumo.

In particolare:

  1. le clausole relative all’individuazione del corrispettivo in caso di esito positivo dell’attività svolta
    da OR non redatte in modo chiaro e comprensibile;
  2. le clausole in tema di revoca del mandato volte a imporre penali di importo eccessivamente oneroso, limitando i diritti e le azioni del consumatore nell’ipotesi di inadempimento del professionista;
  3. clausola volta ad individuare un foro competente diverso da quello di residenza o di domicilio elettivo del consumatore 2.

L’Antitrust ne ha, pertanto, dichiarato la vessatorietà e disposto che:

  1. la società Obiettivo Risarcimento S.r.l. pubblichi, a sua cura e spese, un estratto del provvedimento ai sensi dell’articolo 37 bis del Codice del Consumo e dell’articolo 21, comma 8, del Nuovo Regolamento, secondo le seguenti modalità:
    1. il testo dell’estratto del provvedimento è quello riportato nell’allegato al presente provvedimento;
    2. il testo dell’estratto del provvedimento dovrà essere pubblicato per venti giorni consecutivi sulla home page del sito www.obiettivorisarcimento.it con adeguata evidenza grafica, entro venti giorni dalla comunicazione dell’adozione del presente provvedimento;
  2. che la pubblicazione del testo dell’estratto del provvedimento dovrà essere preceduta dalla comunicazione all’Autorità della data in cui la stessa avrà luogo e dovrà essere seguita, entro tre giorni, dall’invio all’Autorità di una copia del predetto estratto così come pubblicata sulla home page del sito www.obiettivorisarcimento.it.;
  3. la pubblicazione dovrà ricalcare in toto impostazione, struttura e aspetto dell’estratto allegato al presente provvedimento; le modalità di scrittura, di stampa e di diffusione non dovranno essere tali da vanificare gli effetti della pubblicazione; in particolare, nella pagina del sito internet di pubblicazione dell’estratto, così come nelle restanti pagine, non dovranno essere riportati messaggi che si pongano in contrasto con il contenuto dell’estratto o che comunque tendano ad attenuarne la portata e il significato.

1 La centralità del criterio della trasparenza nell’ambito del giudizio di vessatorietà è sottolineata anche dalla giurisprudenza italiana. Si vedano, ad esempio, le considerazioni svolte nella sentenza del Tribunale di Roma del 21 gennaio 2000, in Foro it., 2000, I, 2045. “L’equivocità e non trasparenza della clausola (art. 1469 quater c.c.), […] è essa stessa fonte di squilibrio tra le parti ed iniquità sostanziale aggravando l’asimmetria informativa già presente nei contratti per adesione […]”. Cfr. ancora sentenza della Corte d’Appello di Roma, Sez. II del 24 settembre 2002, in Foro it. 2003, I,332: “Nel sottosistema dei contratti del consumatore la trasparenza è anzi uno strumento per il raggiungimento dell’equilibrio delle prestazioni contrattuali e rappresenta la soglia minimale al di sotto delle quale la clausola deve essere senz’altro espunta, anche se attenga alla determinazione dell’oggetto e alla adeguatezza del corrispettivo dei beni e servizi: elementi, normalmente sottratti al giudizio di vessatorietà (art. 1469-ter, 2° comma). Salva, s’intenda, la più radicale sanzione della nullità per indeterminabilità assoluta (artt. 1346 e 1418, 2° comma, c.c.).”. Cfr. anche Tribunale di Massa 31 gennaio 2012 n. 576.]

2 Sulla vessatorietà della clausola in esame si richiama l’orientamento consolidato della Suprema Corte secondo cui, nelle controversie tra consumatore e professionista, la disciplina in tema di clausole vessatorie prevede la competenza territoriale esclusiva del giudice del luogo in cui il consumatore ha la residenza o il domicilio elettivo, presumendo vessatoria la clausola che indichi una diversa località quale sede del foro competente, anche ove sia coincidente con uno di quelli individuabili sulla base del funzionamento dei vari criteri di collegamento stabiliti dal codice di rito per le controversie nascenti dal contratto. Cfr. tra l’altro, Cass. ordinanza del 5 agosto 2005, n. 16574; Cass. ordinanza del 6 settembre 2007, n. 18743; Cass. civ. Ordinanza, 26 settembre 2008, n. 24262; Cass. sentenza del 26 aprile 2010, n. 9922, Cass. Civ. sentenza del 13 agosto 2010, n. 18672; Cass. Civ. Ordinanza, 20 agosto 2010, n. 18785. Ed ancora Cassazione civile Sez. II, del 10 giugno 2011, n. 12872 ove si legge che “La disposizione dettata dall’art. 1469 bis, comma 3, numero 19, c.c. (…)si interpreta nel senso che il legislatore, nelle controversie tra consumatore e professionista, ha stabilito la competenza territoriale esclusiva del giudice del luogo in cui il consumatore ha la residenza o il domicilio elettivo, presumendo vessatoria la clausola che preveda una diversa località come sede del foro competente; tale criterio, che implica il superamento dei fori alternativi di cui all’art. 20 c.p.c. (…)”. Per quanto concerne l’orientamento del giudice comunitario, si richiama la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea e, in particolare, la sentenza CGCE del 27 giugno 2000, Océano Grupo Editorial SA/Rocío Murciano Quintero + altri, in causa C-240/98 e C-244/98, secondo cui la disposizione contrattuale che attribuisce, per tutte le controversie derivanti dal contratto, la competenza al giudice del foro in cui si trova la sede del professionista, impone “al consumatore l’obbligo di assoggettarsi alla competenza esclusiva di un tribunale che può essere lontano dal suo domicilio, il che può rendergli più difficoltosa la comparizione in giudizio. Nel caso di controversie di valore limitato, le spese di comparizione del consumatore potrebbero risultare dissuasive e indurlo a rinunziare a qualsiasi azione o difesa. Siffatta clausola rientra pertanto nella categoria di quelle che hanno lo scopo o l’effetto di sopprimere o limitare l’esercizio di azioni legali da parte del consumatore, categoria contemplata al punto 1, lett. q), dell’allegato della direttiva [93/13/CEE]”. Ed ancora CGCE, in causa C-169/05, secondo cui “Il sistema di tutela istituito dalla direttiva [93/13/CEE] è fondato sull’idea che il consumatore si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda sia il potere nelle trattative che il grado di informazione, situazione che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte dal professionista senza poter incidere sul contenuto delle stesse”.]

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